Credo che tutti gli appassionati di poesia si siano imbattuti almeno una volta in un haiku, ma imbattersi in un tanka qui nel nostro occidente è qualcosa di ben più difficile. Come tutti sapete l’haiku è una brevissima poesia composta da tre versi rispettivamente di 5-7-5 sillabe. A dire il vero, se vogliamo essere ancora più precisi e abbracciare a fondo la tradizione giapponese, cosa che molti non sanno, questo conteggio non andrebbe fatto in sillabe, bensì in morae. La mora non è altro che l’unità di suono utilizzata in fonologia. Detto questo resta da dire che le origini dell’haiku risalgono al XVII secolo. Il tanka invece, perché è di questo che voglio parlarvi oggi, è un componimento poetico risalente al V secolo d.C.
E’ da qui che discende l’haiku, infatti il tanka – che tradotto in italiano diviene poesia breve - è un componimento di 5 versi. La prima strofa è composta da 5-7-5 sillabe, la seconda da due versi entrambi di 7 sillabe. O meglio morae.
Quali sono le sue particolarità? La prima strofa deve contenere una parola chiave – il kigo - che faccia capire a quale stagione stiamo facendo riferimento. Spesso vengono esposte immagini di animali, piante o altri elementi della natura che ci permettano di collegare la poesia ad un periodo particolare dell’anno. Il linguaggio naturalmente deve essere scarno, vanno eliminate tutte le parole superflue, ogni parola contenuta nell’haiku deve servire al raggiungimento del significato, deve partecipare attivamente alla manifestazione dell’immagine messa per iscritto. E’ chiaro che il risultato dell’haiku altro non è che una visione di serenità, di tranquillità. Tendenzialmente, negli haiku moderni, soprattutto in occidente, si tende ad eliminare il kigo, questa omissione comporta l’eliminazione del fattore temporale portando la visione ad una sorta di dissolvenza tra passato e futuro, fattore che a mio vedere può spezzare la serenità. Altra possibilità e quella di inserire un kigo che faccia riferimento ad una specifica parte della giornata.
Per essere completo, il tanka, serve rispondere alla prima strofa con una seconda. La particolarità di quest’ultima è che dovrebbe contenere un significato diciamo opposto, che a prima vista sembri contrastare la visione di serenità. In realtà quello che voglio è che questi ultimi due versi si colleghino in qualche modo ai primi tre creando un unico corpo, come se due immagini semi-trasparenti vengano sovrapposte formandone una unica più complessa. Questo meccanismo ho avuto idea di applicarlo utilizzando alcune regole della pratica del raiga, una specie di gara/gioco, in cui un poeta espone un verso, a cui un altro poeta risponde con un verso che si ricolleghi al precedente. Si tratta di una cosa un po’ contorta che potrebbe far pensare a qualcosa come la creazione di una concorrenza poetica. In realtà si tratta di un dialogo tra poeti.
I tanka che seguiranno su questo blog sono quindi un dialogo tra me e Manuela Pecorari, giovane poetessa friulana trapiantata a Milano. Dialogo in cui uno scrive l’haiku e l’altra la risposta, o viceversa. Non vi dirò chi dei due avrà scritto cosa per due semplici motivi. I più attenti sapranno certamente capirlo da sé. Il risultato finale deve essere un’unica immagine inutile allo scomporsi.
Ecco il primo:
Tanka n.1
O libellula,
sei delicata luce
su questa foglia.
Nell’inverno che verrà
il buio ci traduce.
non mancate a questo appuntamento:
SABATO 21 GIUGNO
ore 19:00
presso il GALETER di Montichiari (BS)
in via Guerzoni 92h
doppia performance di
JACK HIRSCHMAN
&
AGNETA FALK
accompagnamento musicale di
Alberto Forino (piano) e Paolo cavagnini (chitarra)
032.txt
Questo tuo silenzio
mi spezza l’orizzonte,
come suono di neve,
un silenzio che parla di morte.
Stacco le molle dal petto
che i tuoi occhi hanno
confitto al limite.
Questo muro di paglia
sono piombo e cartoline!